ESOPIANETI E FAUNA MURGIANA: IL BELLO DELLA DIRETTA

Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha alzato gli occhi al cielo per guardare le stelle e lasciarsi rapire dalla loro bellezza. C’è stato chi vi ha scritto poesie, chi trattati filosofici o scientifici e chi, semplicemente,è rimasto ammaliato da quei minuscoli puntini luminosi che splendono nella notte. Da subito l’uomo ha voluto saperne di più ed ha così iniziato a studiare la volta celeste; nasceva l’astronomia, la più ambiziosa tra le scienze, che si propone di rispondere alle domande più grandi: chi siamo? Da dove veniamo? Cosa ci circonda? Un importante astronomo, anzi, astrofisico londinese, che ha dedicato tutta la vita ha cercare la risposta a queste domande, è Stuart Clark il quale, nel terzo giorno del festival scientifico di Cassanoscienza, hatenuto un’importante e interessantissima videoconferenza con gli studenti del liceo e con la cittadinanza tutta, all’interno dell’auditorium “Maria Lassandro” dell’I.I.S.S. “Leonardo da Vinci”.
Il prof. Clark, avrebbe dovuto essere presente personalmente questo pomeriggio, ma purtroppo per problemi personali è dovuto restare a Londra, e dunque si è optato per la videoconferenza.

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Astrofisico, giornalista, scrittore e divulgatore scientifico, il prof. Stuart Clark, dopo una breve introduzione del prof. Domenico Bracciodieta,docente di lingua e letteratura inglese del nostro liceo, ha affascinato con le sue parole il pubblico che riempiva l’auditorium.
L’argomento principale della discussione è stato quello della scoperta dei cosiddetti esopianeti, ovvero i pianeti che si trovano all’esterno del nostro Sistema Solare. Egli affronta questa questione nel suo ultimo libro “Alla ricerca di una nuova Terra” (edito da Dedalo) in cui traccia una cronistoria della scoperta di questi nuovi corpi celesti, a partire da “51 Pegasi b”, il primo pianeta extrasolare individuato nei primi anni 90, fino ad arrivare alla ricerca dei pianeti rocciosi più simili alla Terra.
La conversazione col Prof. Clark, nonostante alcuni problemi tecnici, è stata appassionante: egli ci ha parlato delle recenti e sbalorditive scoperte in campo astronomico: la presenza di esopianetipiù o meno simili alla Terra a non molti anniluce da noi, e di come tale scoperta abbia completamente stravolto la comunità scientifica che, in principio era piuttostorestia ad accettare questo genere di rivelazioni che ormai sono verità incontrovertibili. Si è parlato anche dei metodi utilizzati per andare “a caccia di pianeti”, metodi innovativi e altamente tecnologici che prevedono l’utilizzo di telescopi potentissimi che possono essere posizionati sulla terra, o addirittura mandati in orbita, nello spazio infinito. A questo proposito, il prof. Clark ci ha detto che attualmente l’ESA (European Space Agency) sta investendo molto in progetti che potranno consentire, nell’arco di circa vent’anni, di costruire telescopi in grado di mostrarci migliaia e migliaia di nuovi pianeti.Ciò – afferma – deve farci riflettere: la comunità scientifica sta investendo molti fondi nella ricerca di nuovi mondi, poiché questa parte dell’astrofisica moderna ci permetterà di avere una visione più dettagliata e chiara dell’infinità che ci circonda.
La domanda è sorta spontanea: se si va a caccia di mondi, si va anche a caccia di “vita”? Certamente si, ci risponde il prof. Clark. L’ESA, così come tutte le altre agenzie spaziali internazionali, non ha mai abbandonato la ricerca di nuove forme di vita nello spazio, e la scoperta di nuovi pianeti ci permette di allargare il campo d’azione, triplicando quindi le nostre possibilità.
L’argomento è ampio e se ne potrebbe discutere per ore, ma il prof. Clark ci ha dovuto lasciare.
Tuttavia ci lascia in ottima compagnia: continuare la conferenza c’è il professor Antony Green, collega e amico del prof. Bracciodieta.

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Inglese di nascita, Green è docente presso la facoltà di veterinaria dell’Università degli Studi di Bari, nonché appassionato osservatore della natura, soprattutto di quella splendida fetta di natura costituita dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia.
Il prof. Green, dando sfoggio delle sue origini britanniche si è rivolto alla platea in un perfetto inglese. Aiutandosi con delle suggestive foto, ci ha palato delle decine di specie diverse di volatili che abitano il nostro territorio, e di cui il più delle volte, non ci accorgiamo.Dalla cornacchia grigia al falco grillaio, dall’occhiocotto al falco pellegrino, queste splendide creatureche convivono con noi sono molto più vicine di quanto ci aspettiamo e spesso – ci ricorda il professor Green – basta fermarsi un attimo, fare silenzio e alzare lo sguardo per rendersi conto del grande spettacolo naturale che c’è accanto anoi, ogni giorno.
Certo a prima vista sembrerebbe che i volatili del territorio murgiano c’entrino poco con gli esopianeti di Clark, ma c’è un comune denominatore: entrambi ci ricordano, che fa sempre bene, ogni tanto, guardare in alto e lasciarsi affascinare.
E a proposito del fascino di sollevare lo sguardo, la giornata si è conclusa con una visita all’interno del Planetario, ovvero di quella struttura gonfiabile che da giorni ormai torreggia nella nostra palestra. Alle ore 20.00un folto pubblico di bambini, ragazzi edocenti della scuola, si sono immersi nello splendido spettacolo itinerante che il dott.Pierluigi Catizone, direttore del Planetario di Bari, ormai da anni offre a chi vuole passare una mezzoretta nel magico mondo delle stelle.
Nel planetario tutti, sia grandi che piccini, sono rimasti a bocca aperta nell’osservare le proiezioni delle costellazioni, le riproduzioni informatiche del big bang, dei pianeti e di molti altri fenomeni astronomici di qualsivoglia genere.
Dunque la lezione di questa giornata è che bisogna sempre puntare, ma soprattutto guardare, in alto; bisogna interrogarsi, incuriosirsi e farsi mille domande, come faceva quel poeta marchigiano che, già duecento anni fa si domandava:“a che tante facelle?”.

 

articolo: Michele Caterino

foto: Asia Festa

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