“BIG JATO”: INIZIARE COME SI DEVE

Sì signori, ci risiamo: il festival scientifico “Cassanoscienza”, che ormai da cinque anni è un’attesissimacostante nell’offerta formativa della nostra scuola, torna a farsi sentire anche quest’anno. La V edizione della settimana della scienza, con le sue interessantissime conferenze e i suoi laboratori, avrà ufficialmente inizio solo lunedì 16 aprile, ma già venerdì 13 aprile, in barba ad ogni forma di scaramanzia, si sono aperte le danze. All’interno dell’auditorium “Maria Lassandro”, gli studenti, i docenti e la cittadinanza tutta sono stati invitati a prendere parte alla visione di “Big Jato” (2016), filmdel regista brasiliano Claudio Assis, presentato dal prof. Luciano Aprile in collaborazione con due ospiti veramente d’eccezione: la dott.ssa Vanessa Silva, presidentessa dell’associazione culturale ABAPORU, e lo scrittore, critico cinematografico, docente universitario, nonché selezionatore per la Settimana Internazionale della Critica del Festival di Venezia, il prof. Luigi Abiusi. Dopo i saluti di rito della Dirigente Scolastica dott.ssa Daniela Caponio, il microfono è passato al prof. Aprile, docente di storia e filosofiache, fermamente convinto della funzione educativa del cinema, da anni porta avanti nel nostro liceo un progetto di filosofia del cinema, un cineforum pomeridiano aperto a tutti coloro che abbiano intenzione di trascorrere un pomeriggio all’insegna del cinema e, naturalmente, della filosofia. Aprile ha raccontato dell’incontro con questa pellicolain un anonimo cinema parrocchiale di Bari e dell’immediato desiderio di mettersi in contatto con la dott.ssa Silva e col dott. Abiusi per far sì che questa titolo rientrasse ufficialmente all’interno del topic “Forme di vita”, tema di Cassanoscienza 2018.30706372_367745450378824_5400502207386746880_o
Il professore ci ha spiegato che questo genere di film non vengono mai inseriti all’interno dei grandi circuiti di distribuzione cinematografica come i multisala, sia perché si tratta di film poco conosciuti, poco famosi, sia perché il cinema brasiliano non è compreso a pieno dalla maggior parte del pubblico italiano. Eppure egli è fermamente convinto del valore pedagogico di questi film che, se pure poco conosciuti, poco famosi, hanno molto da dirci.
Il professore ha poi lasciato la parola agli ospiti affinché descrivessero le loro esperienze e il loro lavoro.
La Dott.ssa Silva,nata in Brasile ma di origini italiane, ha preso la parola per raccontarci brevemente la sua storia. Cresciuta in Brasile, a San Paulo, città con una comunità italiana molto numerosa, si è poi sposata con un italiano che l’ha fatta innamorare della nostra cultura.Havissuto anni a Pechino, dove ha voluto portare il cinema brasiliano che, ripete spesso, costituisce un unicum nel panorama cinematografico mondiale. Quando poi, circa dieci anni fa si è trasferita a Bari, ha deciso far nascere l’associazione Abaporu, che si occupa tuttora di creare un ponte tra la cultura brasiliana e quella italiana attraverso il cinema, in modo tale da far “comunicare” due popoli tanto distanti ma che, secondo la dottoressa, “hanno e avranno sempre molto da dirsi”.
Alle parole della dott.ssa Silva hanno fatto seguito quelle del prof. Abiusi, che ci ha raccontato di come già in adolescenzala letteratura, ma soprattutto il cinema, lo abbiano stregato.Egli vedeva nei libri e nelle pellicole modi nuovi di comunicare certe sensazioni, approcci diversi, non convenzionali ad argomenti che nei primi anni novanta erano assolutamente tabùsociali (il sesso, le droghe, l’ebbrezza). 30738712_367745487045487_6077883416857018368_n
Egli ha avuto anche l’arduo compito di introdurre il film,un film difficile da digerire sicuramente, un film che non si fa scrupoli a mostrarci un Brasile nascosto, oscuro, fatto di violenza, prostituzione, stigmi e dogmi sociali ancora difficili da estirpare. È la storia di una povera famiglia di Pesce di Pietra un paesino dell’entroterra brasiliano. Il padre, pater familias sui generis,perennemente ubriaco e violento, svolge un mestiere che lo costringe ad avere quotidianamente a che fare con gli escrementi, e da ciò deriva la pessima reputazione di cui gode la famiglia. Poi vi è la madre, incastrata in un matrimonio che maledice ogni giorno, vende profumi e cosmetici alle giovani ragazze del paese e si occupa di crescere i suoi figli. Tra questi ce n’è uno diverso dagli altri: Xico (Francisco). Lui non è come i suoi fratelli, non è come suo padre, lui non vede per sé un posto a Pesce Di Pietra, ma soprattutto, lui non vuole consacrare la sua vita “alla merda” come suo padre o alla noia come tutti gli altri abitanti del paese. Ama l’arte e la poesia, per questo è soprannominato, in senso dispregiativo chiaramente, “il poeta”e tutti, anche nella sua famiglia, lo ritengono un perdigiorno, uno scansafatiche. L’unica persona con cui riesce a trovare una certa affinità è suo zio, il conduttore radiofonico del paese, individuo scapestrato e festaiolo,anch’egli etichettato come scansafatiche.I due riescono a comunicare e lo zio invita continuamente il ragazzo a lasciare Pesce Di Pietra per trovare la sua strada altrove, cosa che lui non è mai riuscito a fare.
“Big Jato” è un film che – come suggerirà il dott. Abiusi dopo la proiezione – si regge sugli antipodi, sulle opposizioni, sui contrasti. Un film molto forte, che non ci risparmia scene esplicite di sesso o di violenza, ci mostra il grande maschilismo che domina in quei territori e come il “diverso” venga subito emarginato ed etichettato negativamente.
Questo film è la storia dell’emancipazione e dell’iniziazione alla vita di un giovane sulla soglia dell’adolescenza, un ragazzo che vuole seguire i suoi sogni, ma si scontra con la claustrofobica società in cui vive. Una storia più che adatta al pubblico prevalentemente giovanile presente in auditorium che non ha potuto fare a meno di appassionarsi e di lasciarsi trasportare dalle vicende Xico, fino ad esplodere in un fragoroso applauso finale al comparire dei titoli di coda. A seguire c’è stato un commento da parte degli ospiti talvolta interrotto dalle domande o dai commenti del pubblico; domande che,al di là delle specifiche e varie curiosità, esprimevano tutte una sola certezza: se questo è l’inizio, il Festival Cassanoscienza di quest’anno, promette veramente bene.

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Articolo: Michele Caterino
Foto: Asia Festa

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